Il califfo cicogna

Un bel pomeriggio, dopo aver fatto il suo pisolino, il califfo Khasid di Baghdad era comodamente sdraiato sul suo divano e fumava una lunga pipa in legno di rosa. Era il momento ideale per avvicinarlo e il gran visir Mansor gli faceva visita ogni giorno alla stessa ora. Quel giorno, Mansor si presentò con un’aria alquanto preoccupata.

«Perché hai quell’aria così turbata gran visir?» domandò il califfo.

«C’è davanti al palazzo un venditore che propone cose così belle che mi rammarico di non avere denaro da spendere».

«Va bene, fallo entrare».

Un momento dopo, uno schiavo accompagnava un piccolo uomo dal volto scuro, vestito di stracci, che portava un baule contenente ogni sorta di oggetti superbamente decorati. Il califfo acquistò per se stesso e per Mansor due belle pistole e per la moglie del visir un pettine.

Nel momento in cui il venditore stava per chiudere il baule, il califfo scorse un piccolo cassetto e domandò se anche quest’ultimo conteneva merci. Il venditore ne estrasse una scatola piena di polvere nerastra e una carta su cui si leggeva una strana scrittura.

«Ho ricevuto questi due oggetti da un commerciante che li ha trovati in una strada della Mecca. Non so cosa farmene e ve li cederei a un prezzo modico».

Il califfo acquistò la carta e la scatola e chiese al visir se conosceva qualcuno in grado di decifrare la scrittura.

«Il saggio Selim conosce tutte le lingue» rispose il visir.

Quando Selim fu condotto davanti al califfo, quest’ultimo gli disse: «Se sei capace di leggere ciò che c’è scritto, ti regalerò un nuovo abito lussuoso; in caso contrario, riceverai venticinque bastonate».

«Che la tua volontà sia fatta, signore!» esclamò Selim.

Poi, esaminò a lungo il manoscritto.

«Si tratta di latino; c’è scritto che colui che fiuterà questa polvere pronunciando il termine Mutabor potrà trasformarsi in qualsiasi animale e persino comprendere il linguaggio degli animali. Per ritrovare l’aspetto umano, è sufficiente che si inchini tre volte verso oriente pronunciando la stessa parola. Tuttavia deve fare attenzione a non ridere mentre è trasformato, altrimenti la parola magica scomparirebbe dalla sua memoria e rimarrebbe animale per sempre».

Il califfo, molto soddisfatto, disse al visir: «Domani, andremo insieme in campagna, fiuteremo la polvere e potremo comprendere tutto ciò che verrà detto nell’aria e nell’acqua, nella foresta e nei campi».

Il giorno dopo, attraversarono il giardino del palazzo e camminarono fino ad uno stagno, sulle sponde del quale due cicogne passeggiavano tranquillamente in cerca di rane. Entrambi aspirarono una presa di polvere dicendo Mutabor e subito le loro gambe si assottigliarono, le scarpe si trasformarono in piedi palmati, le braccia diventarono ali, il loro collo si allungò e il corpo si ricoprì di piume.

Avvicinandosi alle cicogne, ascoltarono la seguente conversazione: «Buongiorno, signora Zampalunga; volete condividere con me la colazione? Gradisce un pezzetto di rana?»

«Grazie, ma non ho appetito; devo ripetere alcuni passi di danza che dovrò eseguire davanti agli ospiti di mio padre».

Quando il califfo e il visir la videro fare strani movimenti tenendosi su una zampa sola e sbattendo le ali, non poterono contenersi e scoppiarono a ridere a crepapelle. Ma all’improvviso si ricordarono del divieto e si guardarono con angoscia. Qual era la parola? Mu… Mu… Mu… Era impossibile ricordarsela!

I due sfortunati trasformati in cicogne errarono diversi giorni per i campi, nutrendosi di frutti. Mentre sorvolavano i tetti di Baghdad, notarono una grande afflizione per le strade. Ma il quarto giorno, appollaiati sul tetto del palazzo, videro un magnifico corteo che scortava un uomo con indosso un mantello scarlatto. Gli abitanti gridavano: «Viva Mizra, il sovrano di Baghdad!»

Il califfo disse al visir: «Ecco chi ha progettato questo incantesimo: Mizra è il figlio del mio peggior nemico, il mago Kachnour. Ma non dobbiamo perdere le speranze: andiamo a Medina a pregare sulla tomba del Profeta».

Dopo aver volato per qualche ora, mentre calava la sera, videro in una valle le rovine di un castello isolato e decisero di fermarsi per passarvi la notte.

Il califfo e il visir, trasformati in cicogne, esaminavano le rovine del castello alla ricerca di un luogo asciutto per dormire. Improvvisamente, Mansor si fermò e sussurrò: «Non sono tranquillo; ho sentito qui vicino sospiri e gemiti».

Kashid, che aveva un cuore coraggioso sotto il piumaggio, avanzò in un corridoio buio, spinse una porta e trovò, in mezzo a una stanza in rovina, una civetta che piangeva disperata. Quando vide le due cicogne, però, si mise a gridare di gioia: «Siate i benvenuti! Mi è stato predetto che le cicogne mi avrebbero portato la felicità».

Il califfo inchinò il lungo collo e disse: «Purtroppo, la tua speranza è vana; quando avrai sentito la nostra storia comprenderai che siamo impotenti».

Dopo aver ascoltato il racconto del califfo, la civetta disse: «Ascolta adesso la mia storia, e vedrai che ho buone ragioni per piangere. Mi chiamo Lousa e sono l’unica figlia del re delle Indie; il mago Kachnour mi ha chiesta in moglie per suo figlio Mizra. Mio padre l’ha fatto scaraventare giù dalla scala, ma lui è ritornato, travestito da schiavo, e mi ha somministrato una bevanda che mi ha trasformata in civetta. Poi mi ha trasportata qui e mi ha detto: «Resterai in questo luogo finché un uomo ti chiederà di sposarlo sotto le sembianze di animale. Sono trascorsi molti mesi da quel giorno; vivo solitaria e i miei occhi si aprono solo con la luce della luna».

Il califfo rifletté: «Tra noi, sfortunati, forse c’è un rapporto segreto; ma dove trovare la chiave dell’enigma?»

«Forse so come possiamo salvarci. – disse la civetta – Il mago Kachnour viene presso queste rovine una volta al mese. Spesso ho avuto modo di vedere che festeggia con i suoi complici in una grande sala; si raccontano i loro misfatti e forse in quell’occasione pronuncerà la parola magica».

«Ah, cara principessa – disse Khasid – dimmi quando dovrà venire e dove si trova la sala».

«Ve lo dirò a una condizione. Vorrei essere liberata da questo incantesimo proprio come voi, ma ciò è possibile solo se uno di voi mi offre la sua mano».

Il califfo uscì un momento con il visir e gli disse: «Si tratta di una sciocca trattativa ma tu potresti concluderla».

«Ah sì? Così mia moglie sarà furiosa quando tornerò a casa! Piuttosto spetterebbe a voi, che siete giovane e celibe, sposare una bella principessa».

«Giusto – sospirò Khasid – ma chi ti dice che sia bella?»

Discussero a lungo e infine il califfo accettò le condizioni. La civetta disse loro che i maghi dovevano riunirsi proprio la notte stessa e li condusse davanti a un foro nel muro, attraverso il quale potevano vedere un’ampia sala decorata con splendore.

Otto uomini erano seduti attorno a una tavola imbandita di piatti appetitosi. Tra loro, c’era il venditore che aveva venduto la polvere magica che raccontò ridendo la storia del califfo e del visir.

«Qual è la parola in questione?» chiese qualcuno.

«Un termine latino difficile: Mutabor».

Subito le cicogne si allontanarono dal castello, seguite dalla civetta.

«Tu che ci hai salvato la vita – le disse il califfo – accettami come tuo sposo».

Le cicogne si inchinarono tre volte in direzione del sole che stava sorgendo e proferirono la parola Mutabor. Un momento dopo erano ritornati uomini. Voltandosi videro una ragazza che sorrideva.

«Non riconoscete più la vostra civetta?»

Vedendola, il califfo affermò che la sua più grande fortuna era stata quella di essere stato trasformato in cicogna.

Quando rientrarono a Baghdad, furono acclamati dal popolo. L’impostore Mizra fu arrestato e il vecchio mago suo padre venne catturato e ucciso. Il califfo lasciò a Mizra la scelta tra la morte e una presa di polvere magica; Mizra scelse la polvere.

Trasformato in cicogna fu chiuso in una gabbia di ferro che venne posta in giardino. Khasid visse felice insieme alla moglie, ma non osò mai raccontarle la discussione che aveva avuto con il visir dietro la porta della principessa civetta…

(Wilhelm Hauff)

Supporta il Contastorie

Il Contastorie è sempre gratuito, senza alcuna pubblicità o contenuto a pagamento. È sorretto dalla passione dell’autore. Un tuo aiuto però varrebbe doppio: per l’offerta in sé, ma anche come segno di apprezzamento.

Lascia un commento