C’era una volta, in una campagna lontana lontana, un piccolo topolino che viveva con la sua mamma e i suoi due fratelli, Tammy e Tommy. Si chiamava Timmy ed era un tipetto solitario che amava fantasticare e sognare ad occhi aperti.
Un giorno, mentre guardava le nuvole disteso su di un prato, vide passare davanti ai suoi occhi una farfalla dai mille colori che volava leggera nel cielo. Timmy la osservava sorridente, pensava che sarebbe stato bellissimo avere le ali di una farfalla e poter volare tra le nuvole.
Così, tutto felice della sua idea, corse a casa.
«Mamma mamma! Perché noi non possiamo avere le ali come le farfalle e volare?»
«Timmy caro» rispose la mamma sorridendo, «non possiamo perché noi topi siamo troppo pesanti per poter volare, e poi non si è mai visto un topo con le ali».
Deluso da quella risposta Timmy corse a parlare con i suoi fratelli.
«Tommy, ma è vero che noi topi non possiamo avere le ali?»
Il fratello, che era abituato alle fantasie di Timmy, rispose: «No che non è vero! Se tu lo vuoi, puoi avere qualsiasi cosa!»
«Veramente?» chiese Timmy estasiato.
«Certo, e ti dirò di più… nel bosco vive una maga che potrebbe farti spuntare due ali bellissime!»
Timmy, felicissimo per quella notizia, ringraziò il fratello e decise di andare a trovare la maga.
Quella notte, mentre tutti dormivano, Timmy si preparò un piccolo fagotto, con qualche provvista per il viaggio, e mise il muso fuori dalla tana.
Timmy non era mai stato nel bosco da solo, e questo un po’ lo spaventava. Camminava guardandosi attorno, attento a qualsiasi rumore. E poi la notte era fredda ed il topino un pochino rimpiangeva la sua tana calda, così si mise alla ricerca di un riparo. Proprio lì vicino trovò un barattolo di vetro. Certo, non era confortevole, ma per la notte andava bene.
La mattina seguente Timmy si svegliò quando il sole era già alto nel cielo. Il bosco era silenzioso, si sentiva solo una vocina canterina, così il piccolo topo allungò il passo perché sapeva di essere quasi arrivato. Superato il ruscello vide una piccola tana scavata nella roccia.
Timmy si nascose dietro ad un ramo a sbirciare la maga alle prese con le sue pozioni. Da quella tana usciva fumo dai mille colori, mentre un’anziana topina raccoglieva fuori con cura piccoli steli d’erba utile. Timmy, timoroso, si fece avanti.
«Signora maga…» chiamò con una vocina fievole Timmy.
La maga, avvicinandosi verso il topino, gli chiese: «Come mai sei qui giovanotto? Ti sei perso per caso?»
Timmy, che aveva tanta paura, tremando sussurrò: «No… Io… avrei bisogno del suo aiuto… Per favore…»
«Dimmi pure» rispose l’anziana topina, e mentre Timmy iniziava a spiegare ciò che voleva, la maga si mise a cercare nella sua tana ciò che poteva essere utile al suo ospite.
«Ali? Vuoi delle ali?» rispose la maga un po’ incredula, «io posso anche darti le ali, ragazzo mio, ma non so se riuscirai mai a volare, e soprattutto, sappi che essere una farfalla non è poi così bello!»
Timmy che non voleva sentir ragioni rispose un po’ seccato: «Lei può aiutarmi? Altrimenti vado via!»
La maga porse a timmy una foglia «Mangiala tutta, fino alla fine, e vedrai che belle ali ti spunteranno!»
Timmy la prese e cominciò a darle dei grandi morsi, e nel giro di poco tempo, l’aveva mangiata tutta.
Un grande fumo avvolse il topino, che cadde a terra addormentato. Al suo risveglio, Timmy si sentiva un po’ strano, si alzò e corse verso il fiume per vedere se il suo sogno si era avverato. Specchiandosi nell’acqua vide spuntare dietro le sue orecchie due grandi ali colorate e leggere. Timmy cominciò a muoverle tutto felice!
Il topino si mise ad agitare le ali più in fretta che poteva e cominciò a svolazzare qua e là. Si posò su dei fiori, il vento lo accompagnava, ed il paesaggio era tutto diverso da lassù!
«Evviva! Grazie, signora maga! Grazie! Adesso torno a casa e farò vedere le mie ali a tutti!»
Timmy rideva, e danzava nell’aria, non era mai stato così contento.
Mentre svolazzava Timmy incontrò un’altra farfalla, le si avvicinò e la salutò: «Ciao! Hai visto che belle ali ho?» disse tutto vanitoso.
La farfalla, stupita, rispose: «Oh sì, sono bellissime davvero! Ma tu sei un topolino, come mai hai le ali?»
Timmy esclamò fiero: «La maga del bosco mi ha fatto questo regalo!»
«Tu lo chiami regalo, ma non lo è affatto» rispose triste la farfalla, «è bellissimo volare, caro topolino, ma noi abbiamo vita breve, potrai goderti le ali solo oggi, perché domani non ci sarai più!»
Timmy, spaventatissimo, perse l’equilibrio e cadde su di una fragola.
«Vedi caro topolino, noi siamo belle con i nostri colori ma la nostra vita non lo è affatto, non ti fermare a guardare solo il lato esteriore delle cose, molte volte non tutto è come sembra».
Timmy cominciò a piangere, forte, non si aspettava che il suo sogno lo avrebbe portato a questo. Ad un tratto, una nube colorata, apparve davanti al piccolo topo. Era la maga.
«Ti prego, voglio tornare ad essere un topolino» disse Timmy con gli occhi pieni di lacrime, «o non rivedrò più la mia mamma e i miei fratelli!»
La maga si avvicinò al topino.
«Lo sapevo che ti saresti pentito, per questo ho deciso di restare qui vicino» gli disse, e porse a Timmy un altra foglia invitandolo a mangiarla.
Timmy la mangiò tutta, e si addormentò di nuovo. Riaprì gli occhi e si guardò intorno. Era nella sua tana al calduccio, e le ali erano sparite, Timmy corse a cercare la mamma, l’abbracciò forte e le disse: «Grazie mamma, per avermi fatto nascere topino!»
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