Lucky e il filo rosso

Un’antica leggenda narra che ogni essere vivente nasce con un filo rosso invisibile saldamente legato al proprio destino.

Dovete sapere che questo filo è davvero molto speciale, perché non si può spezzare, è eterno, ma soprattutto inevitabile. Che parola difficile inevitabile! Inevitabile è come l’amore tra le persone che ci circondano.

Ma veniamo alla nostra storia.

Lucky è un delizioso cagnolino a macchie bianche e nere. Ha grandi occhi color nocciola e vice in un negozio di animali nel trafficato centro di Londra. Ogni giorno per lui è sempre uguale. Trascorre le giornate a osservare le persone entrano ed escono dal negozio, sperando che qualcuno lo adotti. Il suo sogno più grande è quello di poter rendere felice un bambino. Gli amici animali, abitanti momentanei del negozio, gli ripetevano che anche per lui, prima o poi, sarebbe arrivato quel giorno speciale, ma il tempo passava e anche la speranza di Lucky.

Una sera, stanco di aspettare, Lucky decise di scappare dal negozio, anche se non sapeva bene cosa avrebbe fatto poi. Si ritrovò a vagabondare per le strade di una fredda e nevosa Londra.

A volte l’Universo ha più fantasia di noi e, senza che Lucky lo sapesse, il suo filo rosso aveva già cominciato a disegnare una strada invisibile e inevitabile. Chissà dove l’avrebbe portato!

Zampettando qua e là, passò davanti a Buckingham Palace. Pensò a quanto sarebbe stato meraviglioso abitare in un palazzo così grande, magari con uno chef personale che gli avrebbe cucinato ogni immaginabile leccornia e…

In quel momento il suo stomaco brontolò!

Decise allora di proseguire alla ricerca di qualcosa da mettere sotti i denti. Senza cibo e infreddolito, Lucky si sentiva comunque libero, libero di scegliere il proprio destino.

Arrivato davanti a un bar, appoggiò le sue zampetta alla finestra per sbirciare dentro. Vide tante persone che chiacchieravano allegramente e pesò: «Magari se entro qualcuno mi porta via con sé».

Scoprì presto però che il proprietario del locale non era per niente d’accorso. Cacciato via, Lucky se ne andò trattenendo grosse lacrime.

Corse e corse, corse tantissimo, finché non trovò rifugio in un angolino riparato sotto il Tower Bridge.

Si sentì immensamente fortunato, perché trovò un osso solo appena mordicchiato. Lo sgranocchiò in un attimo e si addormentò sopra un mucchietto di giornali.

Sognò di trovare una bellissima bambina, con la quale avrebbe giocato a pallina, rincorso gli scoiattoli nei parchi e infine si sarebbe accoccolato insieme nel suo lettino alla fine di ogni meraviglioso giorno.

Il sole stava ormai illuminando la città, quando Lucky sentì qualcosa o qualcuno che cercava di svegliarlo dal suo sogno.

«Hey tu! Sì, dico a te! Che fai, dormi ancora? guarda che, ehm, il sole sta lavorando già da ore!» disse una vocina buffa.

Lucky aprì prima l’occhio destro, poi l’occhio sinistro e si ritrovò dritto davanti al tartufo un muretto scoiattoloso e due simpaticissimi occhi che lo fissavano.

Si alzò di scatto ed esclamò «Vuoi farmi prendere uno spavento?»

Lo scoiattolo prese a squittire a tutta velocità: «Scusa amico, non volevo. Ehm, il mio nome è Marley. Non è che per caso, ehm, là sotto hai trovato delle noccioline? Le ho sgraffignate a una coppetta che stava facendo un più-nic sul prato, sai, non sembravano molto affamati. Però adesso non ricordo proprio dove le ho messe, ehm…

Lucky guardò divertito questo tesserino tutto agitato, annusò bene la terra con il suo eccellente fiuto e rispose: «Mi dispiace Marley, qui sotto non ci sono! Comunque piacere, io sono Lucky e come tu cerchi le tue noccioline io sono alla ricerca del mio destino».

A queste parole, Marley sorrise: «Seguimi, amico, ti mostro una cosa, ehm, ho quello che fa al caso tuo».

Lucky, incuriosito, lo seguì da terra, mentre il suo nuovo amico saltellava agilmente da un albero all’altro.

Arrivati a Hyde Park, Lucky guardò perplesso Marley e gli chiese: «Come mai ci troviamo qui?»

Marley prese un grande respiro e disse con più calma: «La vedi quella bambina laggiù?» indicando un’adorabile bambina con tante freccine, ricche di perline colorate, che stava camminando per mano con la sua mamma.

«Sì certo. Perché me la indichi?» chiese ancora più perplesso Lucky.

«Pensavo che quella bambina potesse essere il tuo destino. Vedi, ogni giorno viene al parco e mi porta le noccioline buonissime, ehm, e un giorno mi ha confidato che vorrebbe tanto un cagnolino, ehm, insomma, amico, io ho pensato subito a te!»

Non sappiamo se Lucky finì di sentire quello che Marley gli stava dicendo, perché il suo cuore impazzì di gioia e per magia sentì come se un filo rosso lo stesse tirando verso quella bambina. non ci pensò un secondo e le corse incontro.

«Mamma, mamma, guarda che bel cagnolino!»

«Oh Grace, magari è scappato. Dobbiamo vedere se qualcuno lo cerca».

Ma ormai Grace e Lucky si erano guardati e i loro cuori sapevano di essere inevitabilmente uniti nel destino.

Nessuno stava cercando quel cagnolino chiazzato e la mamma, vedendo Grace felice come mai prima, decise di portare con loto Lucky.

Mentre si dirigevano verso casa, Lucky si voltò per salutare il suo amico Marley, ma già non c’era più. Chissà dove sarebbe finito cercando le sue noccioline, pensò ridacchiando. Lucky era davvero tanto felice e pensò che il filo rosso del destino non si può vedere o toccare, ma si può sentire solo con il cuore, proprio come l’amore.

(Veronica Sgrulloni)

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Una risposta a “Lucky e il filo rosso”

  1. Veramente bello! Interessante anche perché può essere usato a scuola per educare alle emozioni!

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