Masha, la giovane figlia del pastore, viveva insieme al padre in una misera capanna. Era molto intelligente, amava studiare e sognava di viaggiare e di lasciare dietro di sé quella povertà. A volte, il pomeriggio, si recava alla piazza del paese dove incontrava altre giovani, intente a giocare e divertirsi. Lei, invece, preferiva ascoltare le discussioni tra vicini. Si rese così conto che in molti si lamentavano del fattore più ricco del villaggio, un uomo senza scrupoli.
Una notte, di ritorno a casa, Masha trovò suo padre triste e afflitto.
«Cosa succede, papà?» gli chiese.
«Ho lavorato tutta la settimana per il fattore» le rispose. «Avevamo stretto un accordo: mi avrebbe dovuto pagare con una vitella, ma ora si è tirato indietro.»
«Non puoi fidarti di una persona tanto avida» replicò Masha. «Dovresti andare dal sindaco, lui di sicuro lo obbligherà a rispettare la parola data.»
E cosi, il giorno dopo, il pastore si presentò in municipio. Il sindaco era un uomo giovane e alle prime armi nel suo incarico. Ascoltò l’uomo con attenzione, ma la sua inesperienza lo fece dubitare. Chiamò il fattore e, dopo aver udito anche la sua versione, propose a entrambi un indovinello.
Solo in quel modo avrebbe capito che tipo di persone fossero.
«Colui che risponderà correttamente si prenderà la vitella» sentenziò.
Sia il fattore sia il pastore erano insoddisfatti della soluzione scelta dal sindaco, ma lo ascoltarono.
«Domani a quest’ora dovrete tornare e dirmi i nomi di tre cose: la più veloce, la più dolce e la più ricca del mondo.»
Il fattore tornò a casa così contento che si mise a saltellare per strada, sicuro di sapere la risposta giusta. Il pastore, al contrario, tornò alla capanna ancora più afflitto rispetto a quando l’aveva lasciata, poiché era convinto di non conoscere la soluzione.
Quando vide la moglie, l’avido fattore le disse: «Tranquilla. Il sindaco mi ha sottoposto un indovinello» le spiegò. «È un quesito molto facile, tanto che la risposta è sotto i nostri occhi.»
La moglie del fattore aveva sempre ammirato il marito, che considerava molto intelligente. Si sedette ad ascoltarlo mentre lui enfatizzava ogni parola con i gesti e con la voce.
«È piuttosto evidente che la cosa più veloce del mondo è la nostra puledra grigia. Se noti, quando la porto a correre, non c’è nessun altro animale che riesca a superarla. La cosa più dolce è, indubbiamente, il nostro miele. Ti ricordi quando ho portato al sindaco un barattolo di questa nostra prelibatezza? Di sicuro ne vuole ancora.» E continuò: «Per quel che riguarda la cosa più ricca, sai bene che nessuno ha accumulato più ricchezze di me e dunque si tratta del nostro baule, pieno di monete d’oro».
Il fattore era così sicuro di aver risolto l’indovinello che lui e la sua sposa festeggiarono con una lauta cena. Stavano già immaginando il momento in cui avrebbero venduto la vitella, guadagnando una bella somma e diventando ancora più ricchi.
Non lontano, nella capanna del pastore, Masha stava consolando il padre. Lo vedeva rassegnato di fronte a quella situazione: era un uomo lento all’ira e faticava a protestare persino per un’ingiustizia. Così lo tranquillizzò provando a rispondere a quell’indovinello che gli stava procurando più di un grattacapo.
«Secondo me, papà, non c’è niente più veloce del pensiero. Dimmi dove si trova ora la tua mente e poi mandala in riva al fiume. Chi potrebbe farlo più velocemente? Per quanto riguarda la cosa più dolce del mondo, pensa al sonno che ti accoglie ogni notte quando, distrutto, tocchi il tuo giaciglio. C’è qualcosa di più delizioso? Per la ricchezza, se ci pensi, ti renderai conto che la cosa di maggior valore è quella che ogni giorno ci dà ciò di cui abbiamo bisogno. Non è forse la terra?»
Il pastore alzò lo sguardo e osservò la figlia. Questa volta non solo aveva dimostrato di essere intelligente ma anche molto sensibile, poiché soltanto con queste qualità era possibile risolvere un enigma così complicato.
L’indomani il fattore si presentò in municipio con un sacco pieno di pere, che avrebbe dato in dono al sindaco una volta che questi gli avesse consegnato la vitella. Il pastore, invece, si presentò a mani vuote, ma con uno spirito meno cupo rispetto al giorno prima.
Il sindaco li ricevette subito, desideroso di porre fine a quella diatriba.
«Ebbene, sapete dirmi i nomi delle tre cose: la più veloce, la più dolce e la più ricca del mondo?»
Il fattore si affrettò a rispondere, senza aspettare che il sindaco gli desse la parola.
«La più veloce del mondo è la mia cavalla grigia, ovviamente, perché non c’è animale che possa superarla» spiegò , ripetendo le parole dette alla moglie. «Quella più dolce è il miele delle mie api, come anche lei ben sa. Infine, niente è più ricco del mio scrigno di monete d’oro.»
Il sindaco si sforzò di nascondere la sorpresa, poiché quella risposta poteva provenire solo da una persona sciocca, egoista e che non vedeva più in là del proprio naso. Ma anziché replicare, guardo il pastore e gli diede la parola.
«Signore, non ho l’intelligenza né l’arguzia per fornirle la risposta corretta. Nonostante questo, sono il fortunato padre di una figlia così perspicace e buona da avermi fornito la soluzione.» Il pastore continuò: «La cosa più veloce è il pensiero; con quello possiamo fare il giro del mondo prima che un gallo finisca di cantare. La cosa più dolce è il sonno, che ci accoglie dopo una giornata faticosa. Infine, la cosa più ricca è la generosa terra che ci dona il cibo e tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere.»
Il sindaco fece i complimenti al pastore per la sua risposta e ignorò completamente il fattore, che se ne andò così indignato da dimenticare il sacco di pere,
Incuriosito dalla figlia del pastore, così elogiata dal padre, il sindaco diede all’uomo dieci uova e poi disse: «Chiedi a tua figlia di portarmi per domani un pollo per ogni uovo».
Il pastore lo guardo incredulo. Aveva sentito bene? Ma era impossibile! Tuttavia, l’uomo non si azzardò a dire una parola e tornò a casa con il cuore stretto in una morsa, pensando che forse non avrebbe dovuto menzionare la figlia mettendola, senza volerlo, in una situazione difficile.
Dopo aver ascoltato il racconto del padre, Masha scoppiò a ridere. Poi cucinò un’enorme frittata che condivisero con i vicini. Il povero pastore aveva fiducia nella figlia, ma temeva che questa nuova sfida fosse impossibile da portare a termine.
Il giorno dopo Masha provava la sensazione che si ha quando si comincia a leggere un libro incredibile, o quando si osservano le stelle nel cielo ricercando le costellazioni sulle mappe celesti. Era molto curiosa di capire come avrebbe risposto il sindaco al suo indovinello visto che, tramite il padre, gliene avrebbe fatto recapitare uno.
«Prendi una manciata di miglio per il sindaco» gli spiegò Masha. «Digli che se riesce a piantarlo, coltivarlo e mieterlo entro domani, io gli porterò i dieci pulcini per dar loro da mangiare il grano maturo.»
Il pastore guardò la manciata di miglio, poi la figlia, e vide un guizzo nei suoi occhi; capì che era sicura di se stessa e di quel che stava facendo. Cosi, senza nessun timore, nonostante non comprendesse tutto quell’andirivieni di uova e miglio, riportò al sindaco le parole di Masha.
Questi si mise a ridere di gusto e chiese al pastore di poter conoscere la figlia.
«Bada bene che non venga né di giorno né di notte, non a cavallo e nemmeno camminando, non vestita e tantomeno nuda» aggiunse.
Masha fu felice di ricevere quel messaggio. Anche lei era molto curiosa di conoscere il giovane sindaco, poiché le sembrava intelligente e ironico. La fanciulla attese fino all’alba, si svestì e si avvolse in una rete da pesca, poi si sedette su una tavola legata a una capra. E cosi, lasciandosi condurre dall’animale, si presentò in municipio.
Quando la vide, il sindaco non poté fare altro che elogiare la trovata della ragazza.
«Eccomi» disse lei quando lo vide. «Non sono venuta né di giorno né di notte, visto che sta sorgendo il sole; non a cavallo e nemmeno camminando, dato che mi ha portato una capra. Non sono vestita poiché la rete non è un indumento, e nemmeno nuda, visto che il mio corpo è coperto.»
Il giovane sindaco rimase così affascinato dall’astuzia di Masha che le offri di rimanere a vivere lì con lui.
«C’è anche una biblioteca a tua disposizione» le disse, immaginando quanto le piacesse leggere.
Passarono i giorni e poi i mesi. Masha imparava molte cose nuove, il sindaco governava in modo sempre più giusto e tra i due nacque un amore profondo. Cosi, un giorno, lui la chiese in sposa.
«Accetto» disse lei, «ma a una condizione: non limiterai mai la mia libertà, e potrò andare dove voglio e fare quello che desidero. Se non rispetterai questa condizione, tornerò alla capanna di mio padre.»
Il giovane sindaco volle porre a sua una volta una condizione: «D’accordo» rispose, «e tu non interferirai nei miei affari. Se lo farai, tornerai alla capanna di tuo padre».
I due si sposarono e furono molto felici perché, oltre all’amore e alla prosperità, condividevano un grande rispetto l’uno per l’altra. Un giorno, però, la giovane usci a fare una passeggiata e incontrò un uomo che piangeva disperato.
«Posso fare qualcosa per te?» gli chiese.
L’uomo le spiegò che la sua giumenta aveva partorito un puledro che però si era tenuto il vicino.
«E come ha potuto fare una cosa del genere?» domandò Masha.
«Perché il puledro ha camminato fino al suo carro e vi si è addormentato sotto. Per questo afferma che sia diventato di sua proprietà,»
«Ma non è giusto!» protestò Masha. «Vai dal sindaco e chiedigli di aiutarti. Lui risolverà la cosa in modo giusto.»
La sorpresa di Masha fu enorme quando l’uomo le spiegò che era già andato dal sindaco, il quale aveva sentenziato che la persona che aveva trovato il puledro sotto il proprio carro era diventata il padrone dell’animale.
Masha sospettò che il marito non avesse ascoltato bene la storia di quell’uomo, poiché era evidente che avesse preso la decisione sbagliata.
E, siccome voleva riparare quell’ingiustizia, decise di intervenire.
«Vieni in municipio questo pomeriggio trascinando per la strada una rete da pesca» gli disse Masha. «Quando il sindaco ti vedrà, ti chiederà cosa stai facendo. Rispondigli queste esatte parole che ora ti dirò. Cosi capirà il suo errore di giudizio e vi porrà rimedio.»
L’uomo ringraziò molto Masha e le giurò di non rivelare che era lei l’artefice di quel piano ingegnoso.
Poche ore dopo, al tramonto, il sindaco uscì a fare una passeggiata e, quando vide l’uomo con la rete da pesca, gli chiese cosa stesse facendo.
Quando questi gli spiegò che stava pescando, lui rispose: «È impossibile pescare alcunché su una strada polverosa».
Era proprio ciò che l’uomo voleva sentirsi dire per poi rispondere: «Ebbene, per me è facile pescare pesci per strada come per altri lo è far partorire un puledro a un carro».
Immediatamente il sindacò capi di aver emesso un giudizio affrettato e si corresse. Nonostante questo, sospettò che quella non fosse farina del sacco dell’uomo. Quando gli chiese chi gli avesse dato quell’idea, questi dimenticò la promessa fatta a Masha e gli raccontò la verità.
Il sindaco, allora, si sentì tradito.
«Avrei potuto imporre qualsiasi condizione, invece ti ho chiesto solo una cosa» disse tristemente alla moglie «e non l’hai rispettata. Per questo ora dovrai andartene e tornare alla capanna di tuo padre, così come avevamo stabilito.»
Masha riconobbe di non aver mantenuto la parola data. Ma, invece di supplicare il marito di ripensarci e perdonarla per il suo errore, fu onesta e gli parlò sinceramente. Lo aiutò a ricordare quanto erano stati felici fino a quel momento e gli chiese di poter rimanere amici anche dopo la sua partenza. Festeggiarono il passato con una cena prelibata durante la quale entrambi risero molto e si divertirono.
«Sai una cosa, marito?» disse Masha all’improvviso. «Fra poco me ne andrò, ma prima mi piacerebbe poter scegliere qualcosa da portarmi via come ricordo, qualcosa di importante per me e che mi piace di questa casa. Posso?»
Il giovane acconsentì insonnolito a causa del lauto pasto. Ben presto si addormentò e Masha ne approfittò per mettere in atto il suo piano.
Tirò fuori vari metri di tela dal suo baule per avvolgere il marito. Poi lo trascinò fino al carro e ve lo issò.
Il giorno dopo, il sindaco si svegliò quando il sole era ormai alto nel cielo e rimase sorpreso nel vedere che non si trovava nel suo letto.
«Cos’è successo, Masha?» chiese confuso.
Lei sorrise mentre scostava le tende della finestra.
«Niente, marito mio. Semplicemente ho fatto quello che mi hai concesso. Sono tornata alla capanna di mio padre portando con me la cosa che più apprezzo e che più mi piace di quella che fino a ieri era la mia casa.»
Il giovane sindaco si guardò attorno e sorrise nel realizzare che Masha aveva dimostrato la sua grande astuzia ancora una volta. Comprese che l’averle chiesto di non interferire nei suoi affari era come chiedere a un uccello di non volare.
«So che oltre a essere intelligente sei buona» le disse. «Spero quindi che potrai perdonarmi e che accetterai la proposta che sto per farti.»
Masha avrebbe voluto rispondere di sì al marito ancor prima di ascoltarlo, certa che l’avrebbe invitata a tornare a casa con lui. Invece, il giovane sindaco le chiese di aiutarlo con i suoi affari, visto che era preparata quanto lui e senza dubbio era la persona più intelligente che avesse mai conosciuto.
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