Dama Ragnell

In un regno leggendario chiamato Camelot governava un re giusto, noto per il suo coraggio che, insieme a dodici cavalieri, si prodigava affinché prosperasse la pace in tutto il paese. Si trattava di re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda. Un pomeriggio, mentre cavalcavano nel bosco di Inglewood, il re scorse tra la foschia un bellissimo cervo. Per non spaventarlo preferì allontanarsi dagli altri partecipanti alla battuta di caccia e avvicinarsi da solo. Non poteva immaginare che si trattasse di una trappola di Sir Gromer Somer Joure, uno spietato mago che terrorizzava chiunque incrociasse il suo cammino.

Prima che il re potesse scorgere il mago, il suo fedele cavallo Hengroen percepì la sua presenza e, per avvertire il padrone, nitrì e puntò gli zoccoli nel terreno. Il sovrano, che non aveva paura di niente, mise mano alla spada e incitò il cavallo affinché proseguisse in cerca del cervo. Sir Gromer apparve all’improvviso dalla nebbia con la sua imponente armatura nera e, un attimo prima di attaccare il re, esclamò: «Vi risparmierò la vita se tra un anno tornerete qui e risponderete all’indovinello che sto per porvi».

Nonostante re Artù non avesse paura di affrontarlo, decise di non combattere, perché sapeva che sarebbe stato uno scontro impari. La magia di sir Gromer, infatti, avrebbe avuto la meglio. Così, accettò la sfida. Un anno era un tempo sufficiente per trovare la soluzione a qualsiasi indovinello, per quanto difficile fosse. Avrebbe potuto chiedere consiglio ai saggi dei regni confinanti, riunire studiosi ed eruditi… Poteva farcela, anche se sapeva che sir Gromer non lo avrebbe sfidato se non fosse stato convinto di vincere,

«E cosa accadrà tra un anno, se non indovineró?» volle sapere il re.

«In quel caso vi ucciderò» sentenziò sir Gromer Somer Joure.

Un brivido attraversò Artú e, per un attimo, temette che non ci fosse via d’uscita da quel tranello.

«Sono pronto» disse poi, convinto.

«Cosa vogliono veramente le donne?» chiese il cavaliere dalla nera armatura, dopo un attimo di silenzio.

Pronunciate quelle parole, sir Gromer sparì in una tetra nuvola di fumo. Re Artù incitò Hengroen, che si lanciò al galoppo. Quando tornò al castello di Camelot, Artú si chiuse in se stesso in cerca di una risposta, ma l’unica cosa che gli veniva in mente era il ghigno malvagio di sir Gromer che preannunciava la sua morte.

La preoccupazione del re fu notata dal nipote, sir Galvano. Il giovane lo ammirava e gli voleva molto bene e, nonostante lo zio provasse a nascondere la propria angoscia, un giorno gli si avvicinò e gli chiese cosa stesse accadendo.

Non appena il re condivise il suo tormento si sentì meglio, sicuro che il nipote lo avrebbe aiutato a trovare la risposta alla difficile domanda di sir Gromer. In fin dei conti, sebbene non avesse un’amata, Galvano era il più ambito dalle dame di corte. Invece, il giovane cavaliere gli fece un’insolita proposta: attraversare il regno per chiedere a tutte le donne che avrebbero incontrato sul loro cammino quale fosse la cosa che desideravano di più.

«Ci separeremo» aggiunse il nipote «e annoteremo tutte le risposte. Alla fine del viaggio ci ritroveremo e finalmente sapremo la soluzione all’indovinello.»

All’alba del mattino seguente si misero in viaggio, prendendo direzioni diverse. A ogni donna che incontravano chiedevano cosa desiderasse.

«Voglio sposarmi con un uomo scelto da me» disse una.

«Io desidero tanto combattere, proprio come il mio sposo» confessò un’altra.

«A me piacerebbe viaggiare in terre lontane» aggiunse la successiva.

«Ah! Non so cosa darei per rimanere per sempre giovane e bella!» esclamò un’altra ancora.

Poco prima che si compisse un anno dall’inizio di quel viaggio, i due si ritrovarono al castello. Purtroppo le risposte che avevano raccolto erano così variegate che era impossibile sceglierne una soltanto.

Così, Artù cavalcò nel bosco di Inglewood in cerca del cavaliere dalla nera armatura per convincerlo a modificare l’accordo prima che scadesse l’anno.

Nel bosco, però, non incontrò sir Gromer, ma una donna. Camminava tra gli alberi come se volesse nascondersi. Le si avvicinò per offrirle il suo aiuto ma, prima che potesse pronunciare una sola parola, la donna si voltò e gli parlò. Re Artù rimase colpito dai suoi tratti ripugnanti. Il viso era deforme, i capelli arruffati sembravano corde sfilacciate e le labbra erano due linee spesse che celavano un sorriso sgraziato. Gli occhi, piccoli e irregolari, lo scrutavano con attenzione. Artú non riuscì a sostenere quello sguardo.

«Il mio nome è dama Ragnell. So cosa state cercando» disse la donna. «E io posso aiutarvi.»

Re Artù la guardò interessato.

«Maestà, io posso salvarvi la vita, ma a una condizione.»

Ad Artù non venne in mente niente di peggio che essere ucciso da sir Gromer, e così la ascoltò attentamente.

«Vi dirò cosa desiderano le donne se, in cambio, sir Galvano accetterà di sposarmi.»

Le parole di quell’essere ripugnante non sembravano minacciose. Non celavano rabbia, ma tristezza e rassegnazione. Si zittì in attesa. Lei, che in realtà era una strega, riponeva tutte le sue speranze nella risposta del re. Artù però non era disposto a diventare la causa delle disgrazie del nipote. Per prendere tempo, le disse che sarebbe tornato al castello per parlarne con Galvano di persona.

Quando il re incontrò il nipote non osò raccontargli immediatamente cos’era successo nel bosco, ma, di fronte alla sua insistenza, gli riportò la proposta della strega.

«Non ho bisogno di pensarci» rispose Galvano. «Se serve a salvarvi la vita, allora mi sposerò con lei.»

Re Artú era addolorato per aver condannato il nipote a quell’infausto destino. Con il cuore colmo di angoscia, montò nuovamente a cavallo e tornò nel bosco, dove trovò subito dama Ragnell.

«Ebbene, qual’è la risposta di sir Galvano?» domandò la strega.

Il re mosse la testa in un cenno di assenso. Poi, fissando lo sguardo negli orribili occhi della donna, mormorò che suo nipote si sarebbe sposato con lei. E fu cosi che dama Ragnell, con uno strano sorriso, gli rivelò la risposta che da tempo stava cercando: «Ciò che le donne desiderano veramente è la libertà di fare le proprie scelte».

Re Artù ripensò a tutte le risposte che le donne del regno gli avevano dato e capì che doveva essere vero, visto che l’unica cosa che avevano in comune era proprio la possibilità di scegliere. Salutò con un cenno del capo e incitò il suo cavallo, che lo condusse nel fitto della foresta alla ricerca di sir Gromer.

Quando il cavaliere dalla nera armatura ascoltò la risposta di re Artù, il suo viso si contrasse in una smorfia.

«Maledizione!» ruggì. «C’è solo una persona che può avervi suggerito la risposta, ed è mia sorella Ragnell.»

Artù ebbe la sensazione che gli avessero trafitto il cuore con una lancia incandescente. All’improvviso capì di essere caduto in una trappola trascinando con sé suo nipote. Se la strega era davvero la sorella di sir Gromer Somer Joure, allora doveva impedire il matrimonio a tutti i costi!

Tornò dunque al castello e rivelò a Galvano la terribile verità.

«Ti ringrazio per avermi avvisato» gli rispose il nipote, «ma manterrò la parola data.»

Nei giorni seguenti, mentre erano in corso i preparativi del matrimonio, re Artù fece di tutto per far cambiare idea al nipote, invano. Infine, arrivò il momento tanto atteso da dama Ragnell e tanto temuto dal re. La cerimonia si svolse in una piccola chiesa nei pressi del bosco. La sposa arrivò a volto coperto, e così rimase fino alla fine della giornata, quando la coppia restò finalmente sola.

Nel momento in cui dama Ragnell si scoprì il volto, il giovane Galvano provò a non guardarla, ma ben presto si rese conto che, se doveva condividere il resto della vita con lei, per il bene di entrambi doveva trattarla come sua moglie a tutti gli effetti. Per quanto il suo aspetto potesse essere ripugnante, la giovane aveva salvato la vita a suo zio; dunque non aveva fatto nulla per meritarsi il suo disprezzo. Così le si avvicinò e le diede un bacio sincero, come promessa dell’affetto che un giorno sperava di provare nei suoi confronti.

Il contatto di quelle labbra con il suo viso deforme commosse dama Ragnell. Sentì il cuore colmarsi di gioia e le sfuggì una lacrima di sollievo.

In quel preciso istante, le sue disgraziate fattezze scomparvero per lasciare posto alla ragazza più bella che si fosse mai vista. Lo sposo non credeva ai propri occhi ma, prima che riuscisse a chiederle cosa stesse accadendo, dama Ragnell si affrettò a raccontargli la verità.

«Ho vissuto per molto tempo prigioniera di un maleficio che mi costringeva alle sembianze che hai visto» spiegò. «Mio fratello, sir Gromer, credeva che, in quanto donna, dovessi aiutarlo con le sue stregonerie. Quando mi rifiutai, mi scagliò contro una maledizione e mi trasformò nella giovane ripugnante che hai conosciuto. Solo un cavaliere di buon cuore che avesse accettato di sposarmi nonostante le apparenze, avrebbe spezzato una parte dell’incantesimo.»

Galvano ascoltò attentamente le parole della moglie, ancora meravigliato per quella trasformazione. Dama Ragnell, però, non aveva ancora finito di raccontare. Come aveva detto, con il suo bacio, il giovane aveva rotto solo una parte del sortilegio.

«Posso mantenere questo aspetto per metà della giornata. Tu puoi dunque scegliere se sarà di giorno, di modo che gli altri mi vedano come tu mi vedi ora, oppure di notte, quando saremo solo io e te. Per il resto del tempo, l’incantesimo mi ritrasformerà nell’orrenda donna che hai visto.»

Mentre la ascoltava, il giovane Galvano non poteva smettere di pensare a quanto fosse crudele quell’incantesimo. Osservò attentamente dama Ragnell. “Coraggiosa, saggia e bellissima” pensò tra sé e sé.

Sir Galvano prese la mano di sua moglie tra le sue e disse: «Spetta a te scegliere chi vuoi essere in quale momento. lo sarò al tuo fianco, qualsiasi decisione tu prenda».

«Mi lasci libera di scegliere il mio destino?» chiese dama Ragnell, commossa.

«Il tuo destino appartiene solo a te» le rispose Galvano. «Sei libera di decidere della tua vita, come un uccello può scegliere di spiccare il volo o di riposare in cima a un ramo.»

Dama Ragnell guardò a lungo il suo sposo. Non riusciva a credere a quelle parole che, finalmente, avevano infranto la maledizione che la teneva prigioniera. Grazie a quella risposta, infatti, l’incantesimo venne spezzato completamente e la giovane recuperò il suo aspetto per sempre, tanto di giorno come di notte.

Narra la leggenda che gli sposi vissero la storia d’amore più bella di tutto il regno, poiché fondata sulla libertà di entrambi.

(Ciclo bretone)

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