La fanciulla guerriera

Il prolungato conflitto tra due regni confinanti aveva costretto i giovani di ciascun paese al fronte; in seguito era toccato ai padri di famiglia, mentre ora era arrivato il turno degli anziani. Sembrava che niente potesse mettere fine a quella guerra devastante che durava ormai da decenni.

Il vecchio don Martín si disperava per la sua cattiva sorte perché, sebbene desiderasse aiutare il proprio re in battaglia, non solo lui era troppo anziano per impugnare una spada, ma non aveva nemmeno un figlio maschio che potesse andare a combattere. Aveva sette figlie, e per questo si riteneva tremendamente sfortunato.

Un giorno la più piccola, Jimena, sentì il padre lamentarsi di avere così tante femmine in famiglia.

«Se avessi avuto almeno un figlio, a quest’ora avrei potuto mandarlo in guerra!» singhiozzava l’uomo.

Jimena era una ragazza molto determinata, volonterosa e dal carattere sorprendentemente forte per la sua età. Inoltre, provava un affetto così speciale per il padre che cercò di mettere fine al suo tormento dicendogli: «Padre, andrò io in guerra. Dovrò solo vestirmi come un uomo, poi potrò servire il re come se fossi il vostro erede».

Inizialmente don Martín rifiutò un’idea così assurda. Una donna che si faceva passare per un uomo! Ma la figlia insistette così tanto che alla fine il padre decise di ascoltarla, anche se era dubbioso.

«Ammiro il tuo coraggio, tuttavia temo che il tuo piano fallirebbe, poiché gli indumenti da uomo non sono fatti per il corpo di una donna» osservò l’anziano.

Jimena tranquillizzò il padre: si sarebbe fasciata il petto affinché non si notasse e così tutti l’avrebbero scambiata per un ragazzo.

«Le tue mani, figlia mia, sono bianche e delicate come le ali delle colombe: ti tradiranno» insistette don Martin.

Ancora una volta Jimena mostrò la sua grande determinazione rispondendo che, prima di arruolarsi, avrebbe permesso al sole di abbronzare la sua pelle e avrebbe fatto lavori duri affinché le mani diventassero più ruvide. Suo padre la ascoltava sempre più rapito e, nonostante non fosse ancora del tutto convinto, adesso l’idea gli sembrava un po’ meno assurda.

«I tuoi bei capelli, figlia mia, che brillano alla luce del sole e risplendono alla luce della luna, ti tradiranno.»

«Li sfregherò con del carbone, padre, e diventeranno così opachi che nessuno sospetterà cosa si nasconde sotto. Non preoccuparti per me» disse la giovane alzandosi in piedi. «Non solo saprò difendere me stessa, ma anche il nostro re.»

Restava solo una cosa da decidere prima di andare in guerra, ed era il suo nome.

«Don Martín» dichiarò il padre. «Don Martín di Aragona, poiché niente mi rende più orgoglioso che darti il mio nome.»

E fu così che il giovane don Martín prese il posto di Jimena per ben due anni.

Nessuno scoprì l’inganno perché la ragazza non si risparmiò in battaglia, lottò coraggiosamente come qualsiasi altro soldato e non smise di comportarsi come un uomo nemmeno in privato.

Solo i suoi occhi rimasero gli stessi e continuarono a riflettere il suo modo di vedere il mondo che, nonostante tutti i suoi sforzi, era rimasto quello di Jimena. In quei due anni don Martín di Aragona arrivò a combattere fianco a fianco con il figlio del re. Quei momenti posero le basi per una profonda amicizia. Un giorno il principe, guardando Jimena negli occhi, si rese conto di essersi innamorato.

«Madre, sono tormentato dall’amore che provo» confessò alla regina.

«Gli occhi di don Martín mi hanno rapito l’anima e giurerei che sono gli occhi di una donna, ma come posso esserne sicuro?»

La regina lo ascoltò con attenzione. Poiché era sicura di conoscere bene i desideri e le debolezze delle donne, gli diede un consiglio.

«Figlio mio, per sapere se hai ragione, devi portare don Martín al mercato» gli disse. «Se è una donna, si soffermerà davanti ai banchi che vendono stoffe, poiché non esiste fanciulla che non desideri un vestito nuovo.»

Il principe seguì alla lettera il consiglio della madre e, il giorno dopo, si recò al mercato con don Martín. A Jimena, però, non erano mai interessati molto gli abiti. Al contrario, da quando viveva come un uomo, aveva scoperto una grande passione per la caccia. Così, quando giunsero al mercato, andò dritta al banco della falconeria e si mostrò molto sorpresa nel vedere un lodolaio.

Sebbene le cose non fossero andate come sperava, il principe continuava a essere convinto che don Martín fosse una donna. Perciò la regina gli suggerì un’altra prova: «Portala nei giardini del palazzo: nessuna donna rimane indifferente al profumo del gelsomino e dei fiori d’arancio».

Un pomeriggio, quando il sole tinto di rosso volgeva all’orizzonte, nel momento in cui la fragranza dei fiori si faceva più dolce e intensa, il principe decise di andare a fare una passeggiata con don Martín. Jimena però non si era mai mostrata interessata alla natura. Piuttosto era affascinata dall’architettura. Elogiò l’altezza e la solidità delle mura del palazzo e la robustezza delle colonne, e fece molte domande su come era stato costruito l’edificio.

Il principe non desiderava altro che trascorrere il suo tempo con don Martín, poiché ormai non erano solo i suoi occhi a incantarlo. Erano il suo modo di parlare, gli interessi in comune e i sogni da realizzare una volta finita la guerra.

«Madre, sono sicuro che don Martín è una donna, come sono sicuro che la notte segue sempre il giorno» insistette il principe. «Dovreste vedere come si veste, madre! Il modo in cui si aggiusta il cappello, come si abbottona la giubba… Oh, madre, il modo in cui si infila le calze!»

La regina vide il figlio così inquieto che lo invitò a fare un’altra prova.

«Andate insieme in una locanda e fate in modo di dormire nello stesso letto» suggerì la donna. «Se è una ragazza, si rifiuterà per salvare l’onore.»

Il principe fece esattamente così ma Jimena, ancora una volta, sfuggì alla prova. Con la scusa della stanza molto fredda, infatti, dormì senza togliersi i vestiti. Il principe non poté fare a meno di rimanere sveglio tutta la notte ad ascoltare il suo respiro delicato.

«Non ho mai visto un uomo dormire in questo modo» mormorava.

«Non ho mai visto un giovane abbandonarsi con un’espressione così dolce…»

Il principe era sempre più innamorato e, nonostante i gesti e le parole fossero quelli di un soldato, era sicuro che dietro a quello sguardo si celasse una fanciulla.

«Portala al fiume a nuotare insieme agli altri soldati» disse infine la regina, ormai sicura che non avrebbero scoperto la vera identità di don Martín senza sottoporlo a una prova definitiva. «Sono certa che cosi svelerai la verità.»

In riva al fiume, mentre tutti gli altri soldati si toglievano l’uniforme e gli stivali per entrare in acqua con la sola biancheria, Jimena capì che non sarebbe stato facile cavarsela in quella situazione. La guerra stava per finire e presto sarebbe potuta tornare a casa con tutti gli onori. Suo malgrado, prese le sue cose e montò a cavallo.

«Ho ricevuto una lettera che dice che mio padre è molto malato» mentì al principe. «Chiedo l’autorizzazione per partire immediatamente.»

Il principe gliela concesse subito: che fosse un uomo o una donna, non avrebbe mai impedito quel viaggio. Jimena se ne andò al galoppo prima che il suo cuore la trattenesse in riva al fiume, visto che anche lei, nel frattempo, si era innamorata del principe.

Mentre guardava don Martín allontanarsi, il principe rimase immobile per qualche minuto. Poi, all’improvviso, montò a cavallo e lo inseguì. Doveva almeno salutarlo! Quando giunse di fronte a una gola, decise di aggirarla per poter raggiungere il giovane. Proprio mentre gli si stava avvicinando, sentì il ragazzo parlare tra sé: «Addio, principe. Don Martín se ne va affinché tu non scopra mai che è stata una donna a combattere al tuo fianco».

Jimena, con le lacrime agli occhi per l’enorme dolore che aveva nel cuore, si voltò, udendo l’avanzare di un cavallo. Fu in quel momento che vide il principe e capì dal suo sguardo che conosceva la verità. Non dissero una parola, poiché entrambi sapevano che i loro destini percorrevano strade diverse. Dicevano addio all’amicizia, all’amore e, chissà, forse un giorno si sarebbero ritrovati.

Jimena incitò il proprio cavallo e galoppò senza sosta fino a casa. Lì l’anziano padre la accolse a braccia aperte.

«Sei sana e salva» singhiozzò. «Che Dio sia lodato!»

«Padre, mi avevi messo in guardia in tutti i modi sul fatto che potessero scoprirmi» disse Jimena dopo avergli dato un bacio. «Invece non è stato difficile, perché grazie al rispetto che mi sono guadagnata lottando sul campo di battaglia, nessuno ha sospettato di me.»

Il padre la guardò pieno di orgoglio.

«Torno a quella che era la mia vita» aggiunse Jimena, «ma non sono più la stessa. Adesso so che sono capace di fare tutto ciò che fa un uomo, e che sono in grado di combattere. Chissà se ora riuscirò a fare ciò che è richiesto a noi donne, come dedicarmi al telaio.»

Nascosto nelle vicinanze, il principe, che aveva seguito Jimena fino a lì, smontò da cavallo per andare incontro alla giovane e a suo padre.

«Mi sono innamorato della bontà di don Martín» disse «e ora mi innamoro della tua audacia e del tuo coraggio, Jimena.»

(tradizionale spagnola)

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