La favola del pirata e della principessa

Tanto tempo fa, in un luogo lontano, viveva una principessa di non comune bellezza. Credeva nell’amore e, ogni giorno, accarezzava l’idea di trovarlo, pur non potendo evitare un soffio di malinconia, guardando verso il mare. Aveva occhi a mandorla che racchiudevano due luci dolci e fiere. Il suo sorriso dava armonia al volto e non passava inosservato.

Il castello in cui viveva era sul mare, dall’aspetto fiabesco, come fiorito fra le onde e la salsedine, baluardo di uomini coraggiosi, come lo sono solo quelli delle leggende. I giorni trascorrevano scanditi dal soffio del vento e dal turbinio delle onde del mare.

La principessa aveva uno sguardo spesso estraneo alle cose e alle persone circostanti, forse presa dai sogni che inseguiva e che non ricordava lucidamente.

Nel centro del giardino del castello, cresceva un albero alto e frondoso. In quel luogo, la principessa passava molto tempo, osservandolo. Vi si avvicinava, come fa una farfalla alla luce, attratta senza un perché, come si accostasse a un amico o a una speranza.

I rami dell’albero faticavano a uscire dalle mura del castello, che, agli occhi della principessa, sembravano demarcare una prigione, anche se non mancavano spazio e luce.

La principessa amava quell’albero, così simile al suo stato di privilegiata, racchiusa da quelle mura. Era d’estate e il castello offriva molti avvenimenti. Vari cavalieri, leggiadri e fieri, venivano a porgerle omaggio. Non mancavano le feste, né i giochi, né le gare, né i banchetti, né le cavalcate.

Un giorno, mentre la principessa, come di consueto, osservava il mare, apparve all’orizzonte una novità: si vedeva una vela, in lontananza, che senza dubbio stava avvicinandosi.

Nell’ovattato mondo del castello, ci fu un vocio sempre più fitto, che aumentava in diretta proporzione all’avvicinarsi di quella vela. Tutti corsero alle difese. Concitatamente furono dati gli ordini e i bastioni del castello si animarono di balestre e cannoni. I tempi non erano certo per l’accoglienza incondizionata, così, prima ancora che si potesse vedere chi ci fosse in quella imbarcazione, aprirono il fuoco per affondarla.

Forse chi era al timone riusciva a governare con maestria, forse i cannonieri non erano molto esperti, dopo anni in cui non avevano avuto molte occasioni per allenarsi. In poche parole, quell’imbarcazione non venne fermata: era una goletta leggera che attraccò poco distante, in una insenatura, irraggiungibile e non visibile dalla punteria del castello.

Dopo il primo spavento per l’ignoto, si decise di far montare di guardia le sentinelle, a tutte le ore. La principessa si sentiva inquieta, come raggiunta da una sensazione sconosciuta. Così passarono i giorni. A un certo punto, non si avvertì più il pericolo: forse la goletta si era infranta sugli scogli, forse aveva ripreso il largo nella notte… Dopo un mese, la novità era stata assorbita come un fatto risolto, al quale tutti si abituarono, pur di non allarmarsi per le varie congetture. La goletta non si vedeva più e tanto bastava.

La principessa continuò la sua vita, fra gli amati sogni ad occhi aperti, la cura del grande albero, le feste e i madrigali che le venivano offerti. Finalmente, si riaprirono le porte del castello, senza più timore, per le cavalcate e i tornei fuori dalle mura. La principessa amava le cavalcate, perché era attratta dai boschi, oltre il visibile. Così, quella mattina, lasciò che il suo cavallo si spingesse fuori dal gruppo, proseguendo verso il mare. I richiami di chi era con lei non la fermarono: rispose ad alta voce che sarebbe tornata, di non preoccuparsi…

Un vero timore non era avvertito, così la principessa fu libera di fare la sua cavalcata. Proseguì al galoppo, mentre il vento le scompigliava i capelli. In breve, arrivò al mare.

All’improvviso, scorse quell’insenatura che non poteva vedersi dal castello. Fermò il cavallo, con un’impennata: gli zoccoli colpirono alcuni sassi, che presero direzioni diverse, tutt’intorno.

La goletta era là, inutilizzabile: gli alberi erano spezzati e le vele raccolte alla meglio. Un uomo sulla riva stava lavorando pezzi di legno per aggiustare l’albero maestro, nell’intento di riprendere il mare.

La principessa restò immobile, incantata a guardare quell’uomo, forse unico superstite di chissà quale gruppo di corsari. Aveva una barba nera e il fazzoletto legato sulla testa: il tutto le risultava inquietante. Il pirata non si era accorto ancora del suo arrivo e proseguiva il suo lavoro. La principessa si sentì combattuta fra fuggire o restare. Forse per le sue poche virtù, decise di avvicinarsi.

Fu in quel momento che il pirata si accorse di lei e d’un balzo prese la lunga pistola per difendersi. Quando gliela puntò contro, la principessa alzò una mano, tremando, cercando di fargli capire le sue buone intenzioni. Il pirata restò sconcertato, tenendosi sulla difensiva.

A volte, succedono cose che non hanno alcun senso, che se ne infischiano della prudenza o del sospetto. Sta di fatto che i due restarono a fissarsi a lungo, fino al punto in cui il pirata abbassò l’arma e si avvicinò a lei. Le disse che era la benvenuta e in cuor suo non capiva che razza di bugia gli fosse uscita dalla bocca. La principessa scese da cavallo e gli si avvicinò, come ci si avvicina a qualcosa di irreale, per vedere se esiste davvero.

Si accorse che il pirata era ferito a una gamba, ma soprattutto che i suoi occhi erano sorridenti e luminosi. Non esitò a fargli capire che poteva curare quella ferita. Il pirata non poteva spiegarsi razionalmente il perché di quell’aiuto da parte di una donna ben vestita, rispetto a lui mal ridotto e possibile nemico. Non gli fu chiaro perché sentisse di potersi fidare: tant’è che la ringraziò e si fece curare. In quegli istanti, più volte i loro occhi si incrociarono e ciascuno credette di vedere nell’altro qualcosa di sé.

Entrambi non si accorsero che arrivava la sera: parlarono a lungo per sapere l’uno dell’altra. Mentre il tramonto annunciava le stelle, le ore trascorsero come sospese da quegli sguardi. Il pirata provava una strana fiducia per quella donna apparsa così all’improvviso. Per chi vorrebbe spiegazioni, non è chiaro perché guardassero a lungo il sole andarsene, parlando e parlando. Di cosa parlassero non è altrettanto chiaro, al punto che non se ne potrebbe fare un riassunto.

Intanto, al castello, era stato dato l’allarme. La notte si illuminò di torce sfavillanti che percorrevano i camminamenti e andavano verso il mare, alla ricerca della principessa.

Il pirata si accorse di quell’animazione che si avvicinava e, senza pensarci troppo, si scostò da lei e fuggì, gettandosi in mare. Le torce erano ormai vicine e le grida più acute. Finalmente trovarono la principessa, che piangeva.

Si accorsero della goletta mal ridotta e dissero che sicuramente chi era a bordo doveva essere perito nel naufragio. La principessa non fece caso alle mille domande, né alle mani che la sollevarono da terra per issarla sul cavallo.

Il pirata era entrato nel suo sogno e doveva già dirgli addio. Fu detto che la principessa si era sentita male, ma che poi si era ripresa. La scusa fu buona e anche la principessa la fece sua per non rispondere alle domande.

I giorni trascorsero, ma nella principessa qualcosa era cambiato. Una strana malinconia, ora più comprensibile, l’aveva circondata: vedeva perfino il suo albero con altri occhi, mentre le feste e i madrigali perdevano la sua attenzione.

Poi, un giorno, di nuovo una vela in mare. La principessa la vede per prima, improvvisamente corre ai bastioni e giunge da suo padre. Lo prega di non attaccare: perderebbero colpi preziosi per niente di pericoloso. Il padre accetta il consiglio: non si sparerà. L’ordine è di aspettare. La principessa sorride. Quella cara vela bianca che arriva verso lei è un’immagine accarezzata tante volte nella solitudine.

Ma cosa accade? Le vele sono due, poi tre, poi dieci… Non c’è più tempo per contarle: le difese prima di tutto. La principessa resta allibita e impaurita e angosciata lancia un forte: No! No!

Nessuno ascolta, tutti sono protesi all’attacco per difendere il castello.
I cannoni aprono il fuoco. Questa volta colpiscono i bersagli, uno a uno con precisione. La principessa piange in silenzio: aspetta e non sa più cosa. In breve la battaglia è vinta! È festa al castello per lo scampato pericolo. Nessuno riesce a capire perché la principessa non sia con loro, a festeggiare.

I giorni riprendono il loro corso. La principessa è triste, ma non ha interrotto le cavalcate. Va spesso in quell’insenatura, dove la goletta è ancora là e il pirata non c’è più. C’è un sole incantevole e i gabbiani sembrano rincorrersi. La principessa scende da cavallo e guarda verso il mare. Sosta a lungo sulla riva, poi si sdraia all’ombra e si addormenta.

La sveglia un bacio. La principessa apre gli occhi e riconosce il pirata.
Lo abbraccia felice di ritrovarlo e poi gli chiede dove fosse stato. “Sempre qui, dove puoi trovarmi”, le risponde. La principessa commenta sorridendo: “E dove se non qui, ad aspettarmi?”.

Tante sono le sensazioni che non riusciamo a descrivere e tanti gli attimi che non riusciamo a vivere per paura, per non restare delusi o per non avere ricordi tristi.
Qualcuno potrebbe pensare che questa favola abbia un lieto fine.

Non è così, almeno per quello che si intende comunemente per “lieto fine”. La principessa si allontanerà dal pirata e farà un’altra vita, senza di lui. O no? Chi può dirlo con certezza?

Il pirata e la principessa, mano nella mano, restarono a contemplare l’arcobaleno che stava nascendo.

Dal castello si chiesero cosa fosse successo, ma qualche saggio mise in giro la voce che la principessa non può tornare, perché sta discutendo con un pirata, su una goletta, con direzione verso l’infinito.

(Roberto Celano)

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Una risposta a “La favola del pirata e della principessa”

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